
Angelo Manciocchi, un medico che non scrive solo ricette…
“Nulla è di per sé veleno, tutto è di per sé veleno, è la dose che fa il veleno” (Paracelso): l’aforisma del famoso medico svizzero vissuto nel XVI secolo ci introduce alla chiacchierata con un suo collega degli anni nostri, Angelo Manciocchi, che fa della “dose”, cioè dell’equilibrio, il suo punto di forza nella professione di angiologo, nella sua attività di romanziere, nella vita. Ci riceve – sono in compagnia del direttore Pino Riccardi – nel suo ambulatorio di Cerveteri condiviso con la moglie, Alessandra Mengoli, anche lei medico. Il sorriso caldo e ospitale ci invita a entrare nel suo studio, caratterizzato da volte a botte e da rivestimenti in mattone romano chiaro che esaltano i colorati quadri naturalistici esposti. I convenevoli sfumano subito, non c’è bisogno di porgli domande, le sue parole scorrono spontanee, fluenti e chiare come quelle stampate sui suoi 13 libri e come anche quelle che spendeva dalla cattedra per i suoi allievi universitari a “La Sapienza” di Roma. L’eloquio di Angelo Manciocchi rompe la formale e usuale distanza tra il medico e il paziente introducendoci in una nuova dimensione, forse da lui preferita, quella dell’umana ed equilibrata filosofia di vita.
Quando ha iniziato a scrivere?
«Ho cominciato a scrivere dopo il liceo, come rivincita sul professore di italiano che mi rimproverava di avere poca fantasia. Frequentavo la facoltà di Medicina a “La Sapienza” di Roma ed era facile cimentarmi in brevi racconti avventurosi, tra una pagina e l’altra di anatomia…».

“Mundus illusio est, uterque nostrum proprium habet alterum ego”: il mondo è un’illusione, ognuno di noi ha il proprio alter ego. È questo l’incipit che adotta per la sua ultima fatica, “Alterego” (Amazon, 2024). Chi è l’alter ego?
«La storia è basata sulla produzione e sulla messa in circolazione di cloni umani che avrebbero dovuto rappresentare l’alter ego di personaggi realmente esistenti nel libro. Uno di questi avrebbe dovuto essere l’alter ego del papa…».
Dietro questa risposta non è difficile intuire il tentativo dell’autore di proiettare l’uomo in una nuova dimensione futura, che tenga conto della fede e dell’evoluzione della scienza. In pratica, nell’immortalità. A proposito, che cosa è per lei quest’ultima?
«L’immortalità può essere considerata come il lascito di un uomo ai posteri. Per me è far arrivare l’uomo più avanti possibile con l’età e nel miglior modo possibile».
Come fa a conciliare, a tal proposito, fede e scienza?
«Ho frequentato tutte le scuole con i salesiani, liceo classico incluso. Sono cresciuto in un ambiente ideologizzato, immerso nella fede e nella religione. Molti miei coetanei hanno avuto l’effetto di rimbalzo, rifiutando l’esistenza di Dio o di qualunque religione, io ho sempre pensato che non ci fosse uno scalino enorme tra la concezione cattolica e quella della scienza. È sempre esistito il rapporto tra religione e scienza nella storia e volerlo rinnegare non è possibile, penso che ci debba essere un tacito accordo tra le due cose che le faccia convivere senza traumi esistenziali, morali e filosofici. Glielo dico da credente».
L’immortalità, il desiderio proibito dell’uomo, come lo risolve dal punto di vista scientifico?
«Ne “Il soffio del mare” (Amazon 2023), una autobiografia ironico sarcastica, inizio a parlare da questa scrivania raccontando la mia esperienza come medico e soprattutto come la speranza di ogni medico, cioè di ogni scienziato – perché ogni medico nel suo piccolo è uno scienziato – sia di aumentare la qualità della vita. E questo tentativo aspira in qualche modo all’immortalità biologica alla quale, dal punto di vista medico – scientifico, si può tendere per esempio facendo prevenzione, oppure con terapie innovative. È pur vero che ammetto, sempre nello stesso libro, il raggiungimento dell’immortalità anche con la metafisica, con il pensiero, con qualcosa che vada dal naturale al soprannaturale. Nei miei racconti l’immortalità non è fine a se stessa ma corre parallelamente, con reciproche influenze, alla variabile spazio / tempo, la struttura psicofisica che mi permette, come fossimo in una fiction – termine orrendo tanto di moda – di operare salti da un secolo all’altro e da un continente all’altro».
Ne “Il nemico invisibile” (Amazon, 2020) lascia il tema dell’immortalità o lo approfondisce?
«Questo libro è il frutto della raccolta e revisione dei fatti che si sono sviluppati da quando il primo caso di Covid19 si è affacciato in Cina. Ho cercato di informare i lettori con obiettività, attingendo soprattutto dal quotidiano susseguirsi di bollettini ufficiali da parte delle principali fonti, sia governative che sanitarie, italiane e mondiali. Sono state utilizzate anche fonti radiotelevisive e naturalmente dal web, scremando quelle a carattere maggiormente scientifico e credibile da quelle palesemente aderenti a interessi politici ed elettorali. Ovviamente l’informazione prodotta è rivolta alla salute dei lettori e dei pazienti e, quindi, in qualche modo rientra nel filone dell’immortalità».
…nella seconda edizione, però, cambia il titolo del libro e sembra abbandonare l’obiettività a favore anche di qualche suo parere personale…
«Sì, nella seconda edizione il titolo diventa “Il nemico invisibile. La rivincita dei vaccini” (Amazon, 2021) e indubbiamente mi concedo qualche considerazione più personale sul fenomeno Covid19, pur basata sempre su studi scientifici e ufficiali. Mi consenta questa precisazione, per scientifici intendo che ci sia una vasta bibliografia sulla sperimentazione e per ufficiali intendo che sia stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità a certificarne la validità. Il periodo è stato drammatico perché quando arriva un’epidemia che si trasforma in pandemia non si è mai preparati. Correre ai ripari significa elaborare prima possibile un mezzo di difesa che può essere di due tipi: la prevenzione con il vaccino e la terapia. A proposito di quest’ultima, sgombriamo subito il campo da false cure che parte della politica, anche governativa, ha cavalcato pur di racimolare qualche consenso dai cittadini più fragili; con una pandemia così virulenta era impossibile prevedere una terapia perché non si sapeva a cosa si andasse incontro. Diversamente, il tipo di virus era conosciuto, un coronavirus che fa parte di una categoria che aspettiamo normalmente nel periodo invernale sotto forma di influenza. Era anche già avvenuta un’epidemia simile nel 2003 e aveva provocato l’inizio dello studio di un vaccino, le cui ricerche erano rallentate perché l’epidemia era sparita dalla circolazione. Quando poi è arrivato il covid19, la ricerca si è trovata un passo avanti, ma ci sono state tante polemiche causate da una non corretta informazione da parte dei media perché veniva contestato agli scienziati e di conseguenza anche ai governi – specialmente a quello inglese che è stato uno dei primi a introdurre un vaccino fallace – di mettere in circolazione un vaccino non sufficientemente testato».
Era veramente così, il vaccino non era stato testato a sufficienza?
«No, non era così e lo spiego bene nella seconda edizione perché la ricerca era avanzatissima, erano stati fatti dei test, bastava semplicemente modificare nel vaccino la proteina spike, principale meccanismo di trasmissione del Covid19, e immetterlo attraverso l’mRNA nell’organismo. Non c’era bisogno di tutta quella sperimentazione che i negazionisti avevano portato avanti come cavallo di battaglia. Il vaccino era praticamente pronto. Alcuni, come quello inglese, russo e cinese, non erano corretti perché basati su un altro tipo di concezione e non sull’mRNA. Ha avuto talmente tanta efficacia, l’mRNA, che oggi viene utilizzato anche per veicolari farmaci nell’organismo per la cura di importanti carcinomi, come quello del pancreas, del polmone e della prostata».
Prima ha accennato alle decisioni governative…
«Che avrebbe potuto fare il governo in piena emergenza? Da una parte il numero crescente dei morti, dall’altra un vaccino testato ma che, come tutti i farmaci, avrebbe potuto avere delle controindicazioni. Il governo ha dovuto prendere delle decisioni importanti e improvvise».
Perché il sottotitolo “La rivincita dei vaccini”?
«Perché i vaccini hanno vinto la battaglia con il Covid19, attenuandone la virulenza e salvando la vita a milioni di persone in tutto il mondo».
Questa sua affermazione contrasta con quanto asserito dai no-vax…
«Non si può combatterli perché loro ti presenteranno sempre, e lo fanno regolarmente, delle statistiche e lavori che non hanno alcuna base scientifica. Le faccio un esempio. Hanno trascorso il 2022 e il 2023 cavalcando l’idea sbagliata che i vaccini provocavano miocardiopatie nei bambini molto piccoli; poi sono uscite le statistiche vere dell’OMS e riportavano che dal 2020 fino al 2023 i casi di miocardiopatia nei bambini erano diminuiti».
Affermazioni catastrofiche, quelle dei no-vax…
«…dicevano che un terzo della popolazione sarebbe morto in seguito ai vaccini, e invece il tasso di mortalità è ora quello fisiologico, senza grosse variazioni. I pazienti no-vax sono i primi a chiedere la prescrizione di farmaci anche per il più innocuo dei raffreddori, ma quando occorre fidarsi del medico per un vaccino, questo diventa improvvisamente un aguzzino prezzolato da Big Pharma…».
Non pensa che il consenso informato al vaccino per il Covid19 fosse un’imposizione ingiusta?
«Le faccio un esempio. Quando applico cure mininvasive, come la sclerosante dei capillari, faccio firmare il consenso informato perché devo informare il paziente che, sebbene la terapia sia stata testata, la sto applicando pur in assenza della conoscenza degli effetti specifici sul singolo organismo. È come quando il chirurgo prima di operare fa firmare il consenso informato che se non lo solleva dal dolo, sicuramente non lo obbliga al successo dell’intervento».
Che pensa dell’obbligo vaccinale imposto dal governo negli anni del Covid19?
«Non avrei imposto il vaccino, dando la libera scelta a tutti, ma la situazione era talmente drammatica che l’obbligo poteva essere giustificato. A distanza di anni c’è gente che ancora muore di Covid19 e se non sono stati fatti almeno tre vaccini e se non si sta in condizioni di salute discrete, si rischia ancora la vita. Io ho avuto la polmonite post Covid19 e il mio polmone ne ha risentito, però mi è andata bene perché le mie condizioni di salute erano buone e avevo fatto quattro vaccini».
Passiamo ora all’ultimo argomento. Che cosa rappresenta Marina di San Nicola, suo luogo di residenza, per lei?
«San Nicola è un paradiso, una fantasia, uno sfogo, un liberare le idee. Pensi che ho iniziato a scrivere libri da quando sono andato ad abitare nel bellissimo Consorzio compreso nel Comune di Ladispoli».
Non prova solitudine nel vivere il mare d’inverno?
«Non provo solitudine, perché la solitudine è solo un’idea del pensiero, tu sei solo solo pensando di essere solo…».
Quest’ultima prescrizione di Angelo Manciocchi
non sarà scritta su un foglio rosa timbrato dalla ASL ma ha un potere taumaturgico di gran lunga maggiore rispetto a tante medicine che riempiono i nostri armadietti…
“Nulla è di per sé veleno, tutto è di per sé veleno, è la dose che fa il veleno” (Paracelso).
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