

Borgo Odescalchi di Palo
Una linea leggera di case lungo la spiaggia, un’antica chiesa e dietro pochi altri edifici, tra giardini pieni di tamerici e fitolacche.
È il Borgo di Palo, immerso in un magnifico silenzio interrotto solo dal mutevole rumore del mare, protetto da un grande Parco giardino e dalle mura del Castello Odescalchi a sud.
Oggi è uno del borghi più belli e meno conosciuti d’Italia, quasi completamente disabitato d’inverno. Si stenta a credere che è stato il centro più importante tra Roma e Civitavecchia, dal ‘500 fino al almeno la metà dell’’800: non c’erano né Ladispoli né Santa Marinella e tantomeno Fregene. Ad Ostia c’era solo qualche capanno di pescatori e contadini vicino alle antiche rovine romane.
Al Borgo di Palo si fermavano papi e principi, si caricavano le merci di tutte le campagne retrostanti, si accampavano eserciti nei momenti di guerra.
Gli abitanti del Borgo e dei latifondi circostanti arrivarono ad essere più di 500, quando il resto della costa a nord di Roma era quasi del tutto disabitato.
Il Borgo è naturalmente nato al servizio del Castello Orsini-Odescalchi, quando l’aumento degli abitanti di Palo rese necessaria la costruzione di strutture anche al di fuori delle mura della Fortezza, che costituivano comunque l’unica difesa dalle incursioni dei “Mori”.
Il primo edificio del Borgo, secondo una approfondita ricerca storica degli architetti Conforti e Castellano, fu quello denominato “Osteria Vecchia”, al confine nord delle mura del Castello.

Il Borgo Odescalchi di Palo, realizzato prima del 1571,
perché solo in quell’anno se ne fa menzione, funzionò appunto come osteria, ma anche come magazzino e abitazione di soldati e pescatori. Attualmente è l’unico edificio del Borgo a non essere stato sottoposto a recupero.
Dopo l’”Osteria Vecchia” si realizzarono, tra il 1600 ed il 1848, tutte le strutture ancora oggi esistenti e che portarono alla creazione di un vero e proprio Borgo che, per più di 250 anni, fu il luogo più frequentato tra la foce del Tevere e Civitavecchia.
Direttamente sul mare, in corrispondenza delle antiche vasche romane e del porticciolo in funzione fino all’inizio dell’’800, furono costruiti tra il 1695 ed il 1710 quindici edifici a schiera di due o tre piani con un riparo nel piano a livello del mare per il ricovero delle barche dei pescatori. Nel 1723 fu realizzata nei terreni retrostanti la chiesa della SS. Annunziata, costruita ad opera di Baldassarre I° per rispettare la volontà testamentaria di Livio I°, suo predecessore.
Si aggiunsero poi l’edificio a tre piani, affittato dagli Odescalchi per lungo tempo (fino al 1838) ai Borghese: vicino a questa struttura fu realizzata poi un’uccelliera, un giardino all’italiana con una fontana e un “cafféaus”.
Nel 1849 il Borgo fu occupato dalle truppe francesi accampate nella Piana di Palo, prima dell’attacco alla Repubblica Romana: alcuni militari francesi rimasero per mesi nel Borgo, a presidiare un territorio nel quale dieci anni dopo furono proprio società francesi a realizzare la ferrovia Roma – Civitavecchia.

Se d’estate il Borgo di Palo si animava di tantissime presenze,
facilitato in questo anche da un ramo della linea ferroviaria che, all’altezza dell’attuale Marina di San Nicola, portava i bagnanti fino al mare dal piccolo abitato, anche nel resto dell’anno erano presenti contadini, pescatori, stallieri, artigiani. Un vero e proprio paese con negozi, mattatoio, forno, ufficio postale e postazione della Capitaneria di Porto.
Tra il 1872 e il 1912 ebbe sede al Borgo di Palo il primo circolo velico sul mare: quello della Canottieri Tevere Remo, di cui Odescalchi era presidente. Quando nel 1888 Ladislao fondò Ladispoli, parte degli abitanti del Borgo si spostarono nella nuova Stazione Balneare ma, contrariamente a quanto spesso riportato, il Borgo di Palo continuò la sua vita attiva, fatta soprattutto di pesca e di agricoltura.
Solo nel 1912 la Capitaneria si trasferì a Ladispoli e così fece l’ufficio postale che si spostò allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Sicuramente dagli anni venti il Borgo diminuì la sua importanza rispetto alla Ladispoli che, anno dopo anno, stava crescendo.
Nella Seconda Guerra Mondiale molti edifici furono occupati dai militari, sia italiani che tedeschi, mentre nel dopoguerra furono i contadini, chiamati dagli Odescalchi dalla Ciociaria, dal Veneto e dalle Marche e dal reatino per lavorare i loro grandi latifondi, ad abitare il Borgo fino alla realizzazione delle case coloniche nei poderi.
Progressivamente, negli anni tra il 1950 ed il 1970, il Borgo si spopolò
e questo fenomeno fu accelerato anche dai gravi danni causati dall’erosione marina, fino all’abbattimento parziale di molte delle case sul mare, soprattutto di quelle più a nord. Recuperate alla fine degli anni ‘70 le abitazioni danneggiate, il Borgo di Palo è ora tornato ad un uso legato alla residenza estiva: rimane l’eco di una grande storia passata che possiamo ritrovare nelle testimonianze che sono arrivate fino a noi, a cominciare da quelle di Trilussa e Gabriele D’Annunzio.
Crescenzo Paliotta
Tratto dal libro “Ladispoli – Un lungo viaggio nel tempo” – Volume 2 – Identità e Cultura – Edizioni CISU –
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