

La Via Aurelia Strada Statale SS1
La Via Aurelia è la Strada Statale identificata dal numero1 (SS1) che unisce Roma alla Francia, costeggiando il Mar Tirreno per un percorso totale di 698 km, seguendo quasi sempre l’antico tracciato nonostante i continui lavori di ampliamento e modifica.
Il contesto territoriale in cui è inserita ha subito nel tempo un profondo processo di trasformazione. Ad eccezione di alcuni tratti, soprattutto quello iniziale da Roma a Statua, che probabilmente deve considerarsi un’antica via di comunicazione tra Roma e Caere, la sua origine risale al III secolo a.C., in età repubblicana.
La Via Aurelia era infatti una delle strade “consolari” costruite dai Romani per scopi principalmente militari a partire dal IV secolo a.C. Esistono due problemi su cui ancora oggi è aperto un dibattito scientifico: il nome del costruttore e la doppia denominazione, Via Aurelia Antica e Via Aurelia Nova.
A costruire entrambi i rami fu sicuramente un personaggio della gens Aurelia: la presenza di colonie marittime romane lungo la costa tirrenica nel III sec. a.C. consente di identificare il costruttore della via antica con il Censore C. Aurelio Cotta nel 241 a.C., mentre il percorso più recente viene di solito attribuito a omonimi Consoli della gens Aurelia nel 200 a.C., o nel 144 a.C. o nell’119 a. C.
Costruita per collegare in modo veloce le colonie militari a Roma, doveva avere un percorso il più possibile rettilineo. Assunse una tale importanza che il suo nome si estese al territorio attraversato, e si scrisse “Aurelia terra est vel provincia” (La Via Aurelia è sia territorio sia provincia).

Nell’antichità Via Aurelia era la strada di collegamento principale con il litorale a nord di Roma e,
seguendo la costa tirrenica, giungeva a Genova; in età imperiale fu prolungata fino ad Arles.
In merito alla doppia denominazione della strada, Via Aurelia Vetus e Via Aurelia Nova, è effettivamente stata accertata l’esistenza di un percorso costiero più antico, che collegava le colonie maritimae di Fregenae, Alsium, Pyrgi, e Castrum Novum, e di un altro percorso stradale, più interno e rettilineo, che si distacca da Malagrotta fino a Pyrgi (Santa Severa) e ancora da Centumcellae (Civitavecchia) fino a Forum Aurelii (Montalto di Castro).
Anche nel punto di partenza, a Roma, esistevano e tuttora esistono i due tracciati: l’Aurelia Vetus attraversava la cinta delle mura di Aureliano uscendo dalla Porta Aurelia che corrisponde all’attuale Porta San Pancrazio, che segnava l’inizio del territorio etrusco.

Innumerevoli chiese, monasteri, ville storiche, casali, tenute, monumenti funebri e colombari costeggiavano il tracciato dell’Aurelia Antica. L’altro ramo, l’Aurelia nova, usciva dalla Porta Aurelia che si trova vicino al Vaticano ed al Ponte Elio: l’Aurelia nuova si ricongiungeva con l’Aurelia Antica a Val Cannuta, località ora dentro la città.
Uscendo da Roma, lo studio del tracciato romano è stato effettuato attraverso l’individuazione delle “stazioni di posta” menzionate negli antichi Itinerari1: nei primi 50 chilometri le più significative erano Malagrotta, Lorium, Statua (Ad Turres), Alsium, Pyrgi, Punicum, Centumcellae.
Tutta la zona attraversata dalla Via Aurelia, ad ovest e a nord di Roma, visse uno splendido periodo al tempo degli Antonini: Fregenae era un luogo ambito, Statua ospitava l’imponente dimora di Virginio Rufo; la già etrusca Alsium ospitava splendide ville e terme, a Pyrgi prosperavano i traffici marittimi, Punicum era un approdo fiorente di dimore nobili, Centumcellae divenne sotto Traiano il porto più importante del litorale romano.
I primi decenni del III sec. a.C.
videro la definitiva sottomissione a Roma delle grandi città etrusche di Tarquinia, Vulci e Cerveteri e la progressiva colonizzazione romana del litorale, finalizzata principalmente alla creazione di una difesa contro i ripetuti attacchi dal mare di Cartagine. Proprio la conclusione vittoriosa delle guerre puniche segnò la costruzione della Via Aurelia, per creare un veloce collegamento con le nuove colonie fondate.
Le antiche città-stato etrusche rimasero escluse dal percorso principale della strada e, essendo tagliate fuori dagli scali portuali e dalle rotte commerciali, subirono una rapida decadenza. A pochi chilometri tra loro erano sorti infatti tre porti: Alsium (Palo), Punicum (Santa Marinella) e Pyrgi (Santa Severa), funzionali ai nuovi traffici marittimi con Creta e i paesi del Medio oriente, Anatolici e Fenici. In particolare Alsium (dal greco Als=sale) nacque come centro di smistamento del sale, facendo da ponte tra le saline del Tevere e l’Etruria.

La Via Aurelia in questo momento ancora non era stata realizzata,
ma era già presente un tragitto che ne rappresenta l’origine remota e seguiva questa antica Via del Sale che correva parallela alla costa. Secondo la Tabula Peutingeriana in particolare, Alsium si trovava sul percorso dell’Aurelia, mentre l’Itinerarium Antonini la pone sulla via costiera Porto-Centumcellae.. Dell’etrusca Alsium oggi restano solo le tombe a tumulo ritrovate nel 1838 in località Monteroni, risalenti alla fine del VII secolo a.C.
Durante la fase romana il territorio costiero vide l’insediamento di ville residenziali, spesso con annesse peschiere, e fattorie, di cui ancora oggi sono visibili numerosi resti. Molte ville marittime divennero residenze imperiali (la Villa Alsiensis a Palo o la Villa di Traiano a Civitavecchia) o di personaggi dell’aristocrazia romana (ad es. la villa di Virginio Rufo a Statua).
Con il declino dell’Impero Romano anche per Alsium, come per tutto il litorale percorso dall’Aurelia iniziarono la decadenza, i saccheggi ed un progressivo spopolamento. Con il diffondersi del Cristianesimo (IV e V sec) furono costituite le diocesi suburbane di Centumcellae e di Lorium-Caere. In epoca cristiana la Via Aurelia era molto importante, non solo per le chiese e i cimiteri che la costeggiavano (Calepodio, Nabore, e Basilide) , ma nell’Alto Medioevo per la Domusculta Galeria ed è presente insieme alla parallela Cornelia e alla Trionfale nei principali itinerari, oltre che citata 8 volte nel Liber Pontificalis.
Le proprietà della Chiesa facevano parte del Patrimonium Tusciae,
comprendente il territorio etrusco che faceva capo a Sutri. Nel V sec., periodo segnato dalle devastazioni dei Goti e dal crollo dell’Impero Romano d’Occidente (476), il territorio attraversato dalla Via Aurelia subì grandi mutamenti: come racconta lo scrittore Rutilio Namaziano nel 416-417, entrambi i percorsi dell’Aurelia divennero in molti tratti impraticabili per la formazione di paludi a seguito dello spopolamento e della conseguente scomparsa dell’agricoltura e per l’interruzione della manutenzione dei corsi d’acqua.
I porti lungo la costa furono distrutti, ad eccezione di Centumcellae che conservò un ruolo di rilievo anche nel Medioevo. Parallelamente allo spopolamento della costa, il sistema viario tirrenico perse importanza a favore di quello interno, in particolare delle vie Clodia e Cassia.
Durante la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) gli Ostrogoti si accamparono nei pressi di Ladispoli, per fronteggiare i Bizantini che occupavano Lorium.
Le ville romane, in posizione strategica, vennero trasformate in casali fortificati e nacquero nuovi castra, nuclei fortificati situati in luoghi elevati.
La palude tornò a connotare il paesaggio tanto che durante il Medio Evo Alsium assunse il nome latino Palus.
Una nuova fase iniziò quando, al termine delle guerre tra Bizantini e Longobardi, cominciò a delinearsi lo Stato della Chiesa che, liberatosi dalla sovranità bizantina dell’Esarca di Ravenna, passò sotto il Pontefice romano, il quale inaugurò una nuova politica di amministrazione del territorio della Tuscia con la costituzione del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, esteso dal Tevere al Fiora.

In epoca alto-medioevale si costruirono le prime torri costiere
per la difesa dagli assalti di Saraceni e Turchi, che continueranno a flagellare la costa fino al 1830, anno della conquista di Algeri da parte dei Francesi (torre Flavia, torri di Maccarese, Palidoro e Montalto). Nei secoli X e XI furono costruite le torri di Palo, Santa Severa e Santa Marinella.
In seguito alcune torri costiere furono inserite in castelli fortificati e parallelamente ci fu la ripresa economica e la ripresa dei traffici marittimi, in un periodo storico caratterizzato da rapporti difficili tra Papato ed Impero (XXV sec.) e da una instabilità politica culminata con l’esilio del Papa ad Avignone (1309-1377).
A Palo la nobile famiglia degli Orsini bonificò la zona e, nel 1367, costruì sulla preesistente torre un castello. Nel XVI secolo ebbe luogo una ristrutturazione del sistema difensivo costiero dello Stato Pontificio, con l’emissione nel 1567 da parte di Pio V di un decreto che stabiliva l’edificazione di nuove torri e la ristrutturazione di quelle esistenti.
Tra il 1519 e il 1520 Papa Leone X, uno dei molti Papi che soggiornarono a Palo, fece costruire nella corte del Castello delle grandi scuderie per la posta e per il cambio dei cavalli, necessario per i viaggi verso Civitavecchia.
Nel 1693 il Castello di Palo passò alla famiglia Odescalchi e nel 1706 in località Pietra dell’Oro fu edificato, a servizio della fortezza, l’edificio dell’attuale Posta Vecchia, la cui importanza come luogo di sosta si accrebbe nei decenni successivi a seguito della deviazione dell’Aurelia per Palo.
Pittori importanti si fermarono su via Aurelia a ritrarre la pianura di Palo,
così come appariva a chi veniva da Roma lungo l’antico tracciato dell’Aurelia: Claude Lorrain, Gaspare Vanvitelli, Philippe Hackert, mentre il domenicano francese Jean Baptiste Labat la descrisse in modo dettagliato nei suoi diari di viaggio all’inizio del Settecento. Di questi anni è l’annessione della tenuta dei Monteroni, appartenente al Ducato di Ceri (famiglia Torlonia).
Nel 1840 la via consolare fu deviata in direzione di Palo: i lavori di deviazione, eseguiti tra il 1838 e il 1841 prevedevano un primo tratto che partiva dal Casale di Monteroni e si dirigeva nella nuova piazza semicircolare creata dinanzi al Castello di Palo e denominata “il Comunale; da qui partiva il secondo tratto che collegava in linea retta il Castello all’Osteria Nova.
Nel 1859 fu attivata la linea ferroviaria tra Roma e Civitavecchia e subito dopo Palo divenne un importante centro balneare. Per facilitare i viaggiatori provenienti da Roma, la Società delle Strade Ferrate costruì un binario provvisorio per la stagione estiva, che, inaugurato nel 1864 insieme all’apertura della prima Stazione Balneare, rimase in funzione fino al 1888, anno della nascita di Ladispoli.
Nel 1950 l’attuazione della Riforma agraria da parte dell’Ente Maremma richiamò contadini senza terra da quasi tutte le parti d’Italia, portando una nuova fase di sviluppo in molti dei territori attraversati dalla via Aurelia, con l’impegno di molti uomini nella costruzione di case coloniche, strade, scuole e borghi. Nell’immediato dopoguerra, oltre alla ferrovia, i trasporti pubblici tra Roma e le località lungo la Via Aurelia erano in concessione alla SEA (Società Esercizi Autolinee) che, con i loro torpedoni, effettuavano il trasporto dei passeggeri sulla tratta Roma-Ladispoli-Cerveteri. La concessione per il trasporto pubblico dei passeggeri lungo la Via Aurelia da Roma a Cerveteri, con i primi “postali”, prevedeva il trasporto dei sacchi della posta dalla Stazione Termini.

Nel 1961-62 l’allargamento della Via Aurelia, divenuta superstrada,
e la costruzione nel 1967 dell’Autostrada Roma-Civitavecchia portarono ancora lavoro e turisti. Negli anni del boom economico, e nei decenni a seguire, accompagnati dall’espansione edilizia della costa e dallo spopolamento dell’entroterra, il traffico automobilistico lungo questa antica strada consolare aumentò enormemente, come è ben immortalato nel film Il Sorpasso di Dino Risi (1962).
< La Via Aurelia nel tratto rettilineo tra Palo e Marina di San Nicola. In questa zona delimita nettamente la proprietà Odescalchi verso mare e i terreni sottoposti alla riforma agraria dell’Ente Maremma (Foto Luigi Cicillini).
Tratto dal libro “Ladispoli – Un lungo viaggio nel tempo” – Volume 2 – Identità e Cultura – Edizioni CISU – Crescenzo Paliotta
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