
Percorrendo l’Aurelia da Roma verso il Nord si passa per qualche decina di chilometri tra le piccole colline della campagna romana: solo verso Torre in Pietra la statale comincia a puntare verso il mare, dove arriva poi all’altezza di San Nicola.
E’ in quel punto che chi viene da Roma incontra la prima vera e propria pianura del percorso: è quella che sulle antiche carte veniva chiamata la “Piana di Palo”, un territorio pianeggiante di quasi trecento ettari chiuso tra il mare, le lievi propaggini calcaree di San Nicola, l’antica Aurelia che passava allora davanti al Castello dei Monteroni e l’attuale Ladispoli.
Oggi tutto è cambiato rispetto alle antiche mappe: nel 1859 la pianura fu tagliata in due dalla linea ferroviaria e subito dopo anche l’Aurelia cambiò il suo percorso, accompagnando la ferrovia per alcuni chilometri.
Per secoli la pianura di Palo rimase deserta, senza alberi e case, a parte il Castellaccio dei Monteroni e qualche rudere all’altezza di Via Casal dei Venti.
Non c’erano nemmeno gli alberi del Parco-Giardino che ora coprono la vista del mare e del Castello con il borgo Odescalchi e la Posta Vecchia: una conformazione geografica che l’aveva sempre distinta dalla campagna romana a sud e i primi contrafforti che, da Cerveteri al Sasso, a nord segnano l’inizio della Maremma.
Per questa sua conformazione la Piana di Palo fu spesso usata anche a fini militari:
si accampò qui nel 530 d.C. Narsete, Generale inviato dall’imperatore Giustiniano a difendere Roma, e sempre nella Piana stazionarono per più di 2 mesi gli accampamenti del corpo di spedizione francese, sbarcato a Civitavecchia per dare l’assalto alla Repubblica Romana. Il Papa Pio IX , fuggito a Gaeta dopo la proclamazione della Repubblica Romana da parte di Mazzini e Garibaldi, compresa la gravità del rischio che stava correndo, aveva fatto appello alle potenze europee perché intervenissero in suo aiuto: Napoleone III era stato più veloce di Austria e Spagna.
Dall’accampamento di Palo i francesi partirono più volte all’attacco di Roma, difesa dai volontari, molti dei quali giovanissimi, schierati agli ordini di Garibaldi.
Dopo alcune sconfitte e ripiegamenti, dovuti al grande coraggio e alla grande combattività dei volontari della Repubblica, romani ma anche giovani accorsi da tante parti d’Italia, l’attacco decisivo fu portato dal “Corpo di spedizione Mediterranea” francese sempre partendo dal campo di Palo, ritratto dal Capitano Vertray che raccontò con i suoi disegni tutta la spedizione delle truppe francesi: dopo 4 mesi di cannoneggiamenti ed assalti il 4 luglio 1849 i soldati di Napoleone III, diventati 10 mila dopo l’invio dei rinforzi, invasero la sala dell’Assemblea costituente della Repubblica Romana.
All’inizio del 900, quando cominciarono a sorgere in Italia le prime Scuole di volo militare, nella piana di Palo viene realizzato un campo di volo dell’aeronautica militare: sarà spostato a Furbara poco prima del 1920 ma le tracce del campo rimarranno a lungo: negli hangar e nelle baracche durante gli anni della prima guerra mondiale saranno tenuti alcune centinaia di prigionieri austriaci catturati al fronte, mente l’hangar sull’Aurelia diventerà un’osteria con punto di ristoro, esistente anche oggi ma trasformato in grande e moderno ristorante.

Veduta del Castello di Palo, Cluaude Lorrain, 1638.
il punto di osservazione è simile a quello nel disegno del Colonnello Vertray: in primo piano in basso il tracciato della vecchia Aurelia all’altezza dei Monteroni;
Sul profilo il mare e il Castello Odescalchi. Non erano ancora stati costruiti ne il Borgo ne la Posta Vecchia.
Al suo posto, a sinistra, si vede un piccolo cantiere navale con una imbarcazione in costruzione.
Oggi tutta la piana è ricoperta di alberi e non è più possibile avere la stessa visuale.
Dopo poco meno di 100 anni dalla Spedizione Francese, nel 1942, la Piana di Palo
tornò ad essere campo militare per truppe, questa volta non impegnata in una vera battaglia ma al servizio della fruizione cinematografica: Roberto Rossellini riceve l’incarico del Ministero della Guerra di girare un film sui soldati italiani impegnati sul fronte russo.
Deve ambientare la scena nella steppa dell’Ucraina e pensa subito alla piana dei Monteroni, ancora del tutto brulla, anche se ormai divisa in due dalla ferrovia Roma-Civitavecchia, commissionata nel 1959 da Papa Pio IX e fatta realizzare proprio ai francesi che l’avevano aiutato a riprendere il controllo di Roma.
Rossellini nel 1942 abita a Ladispoli e, oltre agli scenografi e alle maestranze di Cinecittà, coinvolge gli artigiani di Ladispoli nella realizzazione del villaggio contadino della steppa dell’Ucraina facendo realizzare una ventina di isbe, le tipiche abitazioni con il tetto di legno dei luoghi dove si stava combattendo la guerra vera.
Per tutta la primavera e l’estate del 1942 truppe italiane (vere) e soldati sovietici (finti) interpretati dagli abitanti di Ladispoli con la divisa dell’armata rossa saranno coinvolti in scene di battaglia, bombardamenti aerei, attacchi di fanteria, di carri armati e cariche di cavalleria.
Ma la guerra vera si stava avvicinando anche a Ladispoli e nel 1943 truppe italiane e tedesche occuparono sia il borgo Odescalchi sia quello che rimaneva del campo di addestramento aereo a monte della Via Aurelia, alle spalle della chiesa di Palo.

< 1849: la Piana di Palo in un disegno del Colonnello Vertray,
< al seguito delle truppe francesi accampate e in attesa di attaccare la Repubblica Romana. Il tracciato stradale visibile in basso è quello dell’antica Via Aurelia ai Monteroni. Sul profilo il mare, la Posta Vecchia, il Castello Odescalchi e il Borgo di Palo.
Nel dopoguerra i terreni della parte di pianura compresa tra il Castello dei Monteroni, il vecchio tracciato dell’Aurelia e quello nuovo (che si ricongiungono ad Osteria nuova) iniziarono ad essere divisi in piccoli poderi di 6-8 ettari, ognuno con un casale, grazie alla grande Riforma agraria che, tra il Lazio e la Toscana, sarà gestita dall’Ente Maremma.
Arrivano contadini un po’ da tutta Italia e saranno proprio molti di loro a fare da comparse e figuranti nei due film di guerra che negli anni cinquanta tornarono di nuovo ad animare la pianura con attacchi e contrattacchi di fanteria: l’episodio del “Tamburino sardo” nel film “Altri tempi” di Alessandro Blasetti e la “Grande guerra” di Mario Monicelli.
Finiti gli spari e tornati tempi più tranquilli, la Piana di Palo è stata trasformata negli anni, passando da latifondo incolto a zona di produzione intensiva, soprattutto del carciofo romanesco che nel 2002 ha ottenuto il marchio IGP (indicazione geografica protetta).
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