

La Posta Vecchia
Con il Castello ed il Borgo, un terzo elemento concorre a fare quel magnifico insieme che si affaccia sulla costa laziale tra Ladispoli e la frazione di Marina di San Nicola: è la villa oggi denominata Posta Vecchia, all’inizio riportata al Catasto come Case Nuove, realizzata tra la fine del ‘600 e l’inizio del ’700 su progetto dell’architetto Raiffi.
Livio I° Odescalchi voleva accogliere i suoi ospiti importanti in un edificio che fosse più elegante e comodo della fortezza del Castello e nacque così un capolavoro di semplicità e raffinatezza, inserito splendidamente tra il verde, il Castello e il mare.
Il luogo prescelto fu quello denominato Pietra dell’oro, dove fino ad allora c’era stato un riparo per le imbarcazioni e un piccolo cantiere navale, come si vede chiaramente nei disegni del 1638 di Philippe Lorrain. Non sappiamo bene perché la zona si chiamasse Pietra dell’oro: possiamo supporre che di cose preziose il sottosuolo ne nascondesse molte, anche se si dovranno aspettare i lavori di consolidamento della villa nel 1960 e gli scavi della Soprintendenza per scoprire

che la Posta Vecchia è stata realizzata su una villa dell’età imperiale romana,
una delle maestose ville realizzate sui costoni calcarei tra San Nicola e Marina di Palo.
Nel ‘700 la villa, due palazzine unite da un corpo centrale, fu soprattutto punto di sosta per Papi e Principi, mentre a metà dell’’800 diventò stazione di posta e di cambio dei cavalli:
il suo ruolo importante e funzionale fu facilitato dalla costruzione di una deviazione della via Aurelia decisa dal Sovrintendente delle Poste Pontificie, il Principe Camillo Massimo.
Diminuirà così l’importanza dell’Hosteria dei Monteroni, che da quel periodo assunse il toponimo di Castellaccio.

Negli anni del novecento, con l’uso sempre maggiore del treno che consentiva il viaggio diretto per Civitavecchia, la Posta Vecchia perse importanza e fu usata solo saltuariamente in estate.
Livio III° Odescalchi, nel suo libro di memorie “Vecchio album di ricordi”, racconta le battute di pesca di Garbiele D’Annunzio con i pescatori che tiravano a secco le imbarcazioni sotto la villa e le uscite a mare per diletto con altri nobili romani, attratti anche dalle favorevoli condizioni per la vela nelle acque davanti Palo.
Fu anche per queste qualità della costa che il Circolo canottieri Tevere Remo, di cui Ladislao Odescalchi fu anche presidente, spostò la sua sede estiva al Borgo di Palo dal 1872 al 1912.
Durante la seconda Guerra Mondiale
anche la Posta Vecchia fu occupata dai militari mentre dal 1945 in poi, terminate le vicende belliche, furono i contadini a trovare nella villa, in quel periodo abbandonata, un insperato ricovero in attesa della realizzazione dei casali nei poderi, che avvenne quasi dieci anni dopo.

Passarono anni di parziale abbandono fino a che, nel 1960, quello che era allora l’uomo più ricco del mondo, il petroliere inglese Paul Getty, decise che la sua casa in Italia sarebbe stata la Posta Vecchia.
Le voci dicono che se ne innamorò ammirando a Napoli il dipinto del Vanvitelli: verità o leggenda che sia, fatto sta che Getty aveva già comprato in Spagna e in Francia dimore bellissime e ritenne la Posta Vecchia la casa più bella d’Italia.
Investì cifre altissime per le opere di consolidamento e ristrutturazione: fu durante quei lavori che nei sotterranei vennero alla luce vasi, statue, iscrizioni, tutto di epoca romana.
Soprattutto tornarono al loro (parziale) splendore i mosaici policromi, tra i più belli mai trovati in Italia.
Conferma del fatto che per realizzare la Posta Vecchia in località Pietra dell’oro era stata usata come base una villa imperiale romana del I – II secolo d.C.

Da allora la Vecchia Posta ha assunto uno splendore unico:
negli ultimi anni ha cambiato funzione, tornando ad essere quella che era stata nel ‘700, cioè un luogo di sosta e ristoro di altissimo livello. Facilitata in questo dagli elementi naturali (il verde del Parco e l’azzurro del mare) ma soprattutto da un equilibrio tra i suoi volumi delicati ed eleganti e l’aria di antico e nobile che si respira appena si varca il cancello.
< Il terrazzo al mare della Posta Vecchia, sullo sfondo la sagoma del Castello
Tratto dal libro “Ladispoli – Un lungo viaggio nel tempo” – Volume 2 – Identità e Cultura – Edizioni CISU – Crescenzo Paliotta
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