
L’ antica stazione
Chi prende il treno per Ladispoli alla Stazione Termini, sente la voce dell’addetto all’informazione che avvisa: “È in partenza il treno per Civitavecchia. Ferma in tutte le stazioni meno che a Palo Laziale.”
Annuncio ripetuto decine di volte al giorno: un omaggio indiretto alla Stazione che, per gli strani percorsi della storia, era la più importante della linea Roma-Civitavecchia realizzata nel 1859 e tale rimasta fino agli anni quaranta. Fermata strategica e fondamentale, scalo merci di grande importanza, è oggi una stazione solo sulla carta, ove nessun treno ferma più. La spiegazione di questa singolare evoluzione delle cose sta nella modalità con la quale si è sviluppato il territorio e in particolare nel fatto che nel 1888 Ladislao Odescalchi, di fronte alle due alternative (far sviluppare il Borgo di Palo da un punto di vista edilizio e urbanistico collegandolo alla Stazione di Palo oppure fondare una nuova città), scelse la seconda soluzione.
Nacque così Ladispoli, il Parco giardino diventò quasi un bosco e dalla Stazione di Palo non fu più visibile né il mare né il Castello.
Lo scalo di Palo continuò comunque ad avere molta importanza, almeno fino al 1938, anno nel quale fu realizzata la Stazione di Ladispoli.
Per capire però l’importanza della Stazione di Palo nell’economia di tutta la tratta Roma-Civitavecchia bisogna tornare agli anni della sua realizzazione.
A metà dell’800 il Papa (allora era in carica Pio XI°) accettò finalmente di collegare Roma (capitale dello Stato Pontificio che si estendeva a gran parte dell’Italia centrale) a Civitavecchia, suo porto da secoli dopo il completo insabbiamento di Ostia.

Nel tragitto tra Roma e Civitavecchia Palo era allora l’unico centro abitato e importante con il Borgo e il Castello Odescalchi, dopo chilometri nella campagna romana desolata e acquitrinosa, come racconta nel 1889 l’allora venticinquenne Gabriele D’Annunzio, mandato dal suo giornale a raccontare la nascita della nuova città.
“Nelle due o tre fermate del treno, si leggono nomi quasi tragici di paesi sconosciuti e disabitati; l’aria intorno è carica di vapori malsani; la pianura presenta d’ogni lato un ondeggiamento di canne sorgenti dal terreno paludoso; di stagni ove dormono le acque micidiali, scintillano al sole. Questo è il paesaggio da Maccarese a Ponte Galeria o a Palidoro.
Ma a Palo oggi tutto è mutato. La borgata, che presto diverrà città, sorge in mezzo a un vero bosco di piante giovani; nelle sue case penetra giocondamente il vitale soffio del mare; gli abitanti crescono ogni giorno di numero….”.

L’antica stazione
C’era un altro motivo per dare importanza allo scalo di Palo: era quasi a metà percorso del tragitto ferroviario che, per più di 25 anni fu ad un solo binario: quindi i treni, quello partito da Roma e quello partito da Civitavecchia, dovevano incrociarsi con una manovra chiamata “evitamento”, e questo avveniva proprio a Palo laziale strutturata con più binari di movimentazione delle vetture e dei vagoni merci.
Inoltre le locomotive, tutte naturalmente a vapore, avevano bisogno del rifornimento di acqua e questo avveniva durante la sosta e l’”evitamento” allo scalo di Palo, dove ancora oggi sono ben visibili e conservati due grandi serbatoi cilindrici. La base fu realizzata in mattoni di “macco”, il materiale usato nella zona per più di duemila anni, dai romani per le loro ville, dagli Orsini – Odescalchi per il Castello di Palo e quello dei Monteroni, fino alle prime case della nuova Ladispoli, mentre era in ferro la parte alta che conteneva l’acqua, distribuita alle locomotive con il tipico “braccio” che veniva volta per volta girato verso la sede delle rotaie, “braccio” ancor oggi esistente nel piazzale della Stazione.
Oltre a queste strutture, fondamentali per la percorrenza dei treni, fu realizzato anche un piazzale di carico e scarico e una struttura adibita a magazzino per le merci. Va considerato che per almeno un secolo, dalla metà dell’’800 a quella del ‘900, la quasi totalità delle merci viaggiava su rotaia e si può quindi immaginare l’importanza dello scalo merci di Palo per tutto il comprensorio, da Palidoro a Cerveteri fino alla nuova Ladispoli.
Proprio per raggiungere la nuova “Stazione per i Bagni al Mare”, fu costruito nel 1888 un breve ramo ferroviario (lunghezza di 2 km e 369 metri) che deviava dalla linea principale subito dopo i serbatoi cilindrici della Stazione di Palo e arrivava fino all’attuale Piazza Rossellini: traccia di tutto questo rimane sia nello spazio ancora verde tra via Ancona e via Odescalchi, sia nella prima casa che si incontra entrando a Ladispoli da Roma.
Era l’unico casello ferroviario della breve linea e rimane ancora sulla parete la targa con la distanza in chilometri dalla Stazione Termini di Roma.

L’antica stazione
Da segnalare che, oltre a questo breve ramo Palo-Ladispoli, anni prima era stata realizzata un’altra deviazione, ancora più breve che, dall’altezza dell’attuale grande curva dei binari in prossimità di San Nicola roma, portava fino al Castello di Palo attraversando il Bosco.
Una minuscola linea che si montava in Primavera e si smontava a fine Estate, fatta per portare ai due stabilimenti balneari realizzati davanti al Borgo: durò dal 1864 al 1888. Altra particolarità di questo territorio, non esteso ma ricco di risorse per la sua posizione strategica, era la linea di binari a scartamento ridotto che dal 1940 fino all’immediato dopoguerra trasportava la magnetite estratta dalla spiaggia nera di Torre Flavia fino all’attuale via del Mare e poi alla Stazione di Palo.
Tornando al ruolo di questa Stazione, va ricordato che qui scese David H. Lawrence, lo scrittore inglese partito da Londra alla scoperta della civiltà etrusca. Siamo nel 1927 e questa è l’impressione dello scrittore: “La nostra preziosa guida ferroviaria italiana dice di scendere alla stazione di Palo: Cerveteri è a otto chilometri e mezzo, quasi cinque miglia, ma è servita da un postale. Arriviamo a Palo, una stazione nel nulla, e chiediamo se c’è un mezzo per Cerveteri. No! Fuori è ferma una vecchia carrozza con un vecchio cavallo bianco…”.
Quando nel 1938, per una Ladispoli ormai cresciuta, si decise di realizzare l’attuale Stazione e il viale Italia, che diventò il naturale asse di sviluppo dal mare verso il retroterra, è chiaro che molte cose cambiarono per la Stazione di Palo, che proprio in quella occasione diventò Palo Laziale, dopo che per un po’ di anni era stata Palo-Ladispoli (Laziale per distinguerla dall’altro Palo, quello Del Colle in Puglia).
Venne smantellata la deviazione Palo-Ladispoli
ma rimase lo scalo merci (che infatti a Ladispoli non fu realizzato) e rimase soprattutto l’organico del personale che doveva occuparsi della manutenzione della linea: sorveglianti, capisquadra, operai.
La conformazione di tutta l’area della Stazione è rimasta invariata fino ai giorni nostri e ne sono testimonianza, oltre al fabbricato principale della Stazione vera e propria, i piccoli edifici adiacenti. Sono quelli dell’allora personale che doveva lavorare al mantenimento in perfetta efficienza di tutta la linea, mentre l’edificio grigio oltre i binari e affacciato sull’Aurelia fu realizzato nel 1925, quando si erano resi necessari altri appartamenti per il personale ancora in aumento.
Con la modifica di tutta la modalità di manutenzione della linea e con il progressivo diminuire degli addetti la Stazione di Palo, “stretta” tra il Parco giardino e l’Aurelia, ha perso tutta la sua importanza per il traffico viaggiatori, così come ricorda la voce dell’operatore a Termini … ferma in tutte le stazioni meno che a Palo Laziale…
Tratto dal libro “Ladispoli – Un lungo viaggio nel tempo” – Volume 2 – Identità e Cultura – Edizioni CISU –
Crescenzo Paliotta
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